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Banali.

Ancora un #Only250words personale.

Banali

Non si è mai normali, figurarsi banali.

Questa è lei.
Nascosta nel suo rifugio, dove tutti sono tagliati fuori.
Quando Vasco scrisse Alba Chiara, aveva lei come soggetto!

Per lei il tempo non scorre, come una fotografia riproposta più volte. Si cresce ma non ci si riesce a cambiare. Con orecchini a cerchi stretti, come diventa lei in certi momenti, su lobi grandi come la voglia di vivere che ha.

Una tazza M&M’s per prendersi cura di sé. E magari tuffarsi giù, in quella tazza, per annegare le delusioni e l’amarezza. E stringerla però come una lampada magica, o magari cercarne all’interno qualche profezia.

Fosse un’alchimista miscelerebbe sentimenti per poi ritrovare la sua immagine riflessa e sorriderle di rimando.
Mentre il mondo ruota, lei rimane là, con lo sguardo fisso da gatta, curiosa ma timida, sperando di non essere vista, come eterea, e allora allacciare il casco, abbassando la visiera scura per nascondere la timidezza e sfrecciare per strada, piegando ogni curva; nessun gingillo nelle chiavi, potrebbero graffiare il serbatoio. Come i gatti che affilano le unghie sempre nello stesso posto e si preferisce artigliare l’asfalto.

Ci si prova a mettere una pietra sopra, ma sotto qualcosa sempre si muove. E il rossore colora di nuovo le guance e come un’esplosione di fuochi d’artificio diventa la risata.

Quando cala il buio si torna nel nascondiglio, fra le sue cose, le piccole banali abitudini.
Si cresce, per il cambiare ci stiamo lavorando. Bene.

Magari banali, fortunatamente meno normali di tanti altri.

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