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Come le lamelle di un carillon

Un gradito 250 parole personale.

Carillon

Lei è Joy.
Di certo è il nome che più le si adatta: Gioia.
Non solo di vivere, ma di averla trovata.
Distesa sul letto, persa nei pensieri della sua dolce anima affine. Guardarsi e capirsi.
Incontro casuale, fugace istante destinato a perdurare nel tempo; come un’ovvia conseguenza.
Due mondi limitrofi che arricchiscono le mancanze altrui.
L’altra anima tiene al polso un elastico e una pinza per capelli, li usa solo nell’evenienza di legare i capelli, ma non potrà distaccarsi da quel dolce ricordo, intanto Joy ammalia con la presenza, ancheggia in cerca di attenzioni. Salta sul letto a cercare il tepore dall’altra metà della mela; a tenerla con sé, come le lamelle di un carillon a manovella; e senza di lei non produrrà mai le giuste note.

Di quanto ha sofferto la sua assenza durante la convalescenza, come le mancasse qualcuno per mantenere il loro trascorso ruotando la manovella. E l’impotenza, vedendola soffrire relegata a letto, dove risuonava chiaro il volersi, come prima, e ancor di più.
Un giorno poggiò la mano sul piumone, accanto a lei, silente supplica di riavere ancora Joy vicino.
Quel semplice gesto servì a cancellare mesi di distacco.
Una foto, loro insieme, stesi sul letto con occhi socchiusi, in silenzio; d’altronde le parole a cosa potrebbero servire? E sorridere di loro, insieme. E mischiare i fiati come amalgamarsi in una nuova anima. Quella che sanno di essere. Senza sapere dove andranno ma lo faranno uniti.

Ah, Dimenticavo, Joy è una meravigliosa gatta trovatella.

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