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Ear me now.

Ear me now.

Se solo mi ascoltassi. Riverbero, silenzio, frastuono, melodia, vociare, tutto questo fra noi.
Barriera invisibile, infrangibile. Le mie mani, a tenere ferme le pagine bianche. Vuote. Silenziose.
Se solo, sì, se solo mi ascoltassi.
Fogli lindi, diafani. Come le mie parole alle tue recchie. Impalpabili, eteree. Inutili.
Lacrime insozzano il lindore, sporcano il bianco, macchiano il pulito.
Il mio passato, il nostro passato è andato.
Il nostro futuro? Il no…stro, no stro…, no stronzo. Perché stronzo, perché così a fondo.
Queste lacrime non possono lavare il tuo rancore?
Dove non riescono le mie parole, la mia scrittura, perché non vuoi che riesca?
Questo muro invalicabile, liscio e senza appigli. Niente che possa far breccia.
Distanza immutabile, reo del caso. Le mie spalle non riescono a sopportare questo peso instabile.

Mani minute dall’altro lato delle pagine, e una matita rossa.
Fiori, farfalline, un prato,mura e un tetto, persino un comignolo e un alberello con una grande chioma.
Minuta grafia, segni intellegibili di chi inizia all’arte della scrittura.
Giulia. Coronato da una grande nuvola baciata dal sole più bello del mondo. E un omino stilizzato sulla nuvoletta a salutare.
Nella pagina adiacente, un grande cuore, smorfie del musetto dovute allo sforzo della colorazione, l’enfasi di ogni piccolo artista. Estro geniale o tentativo astratto?
La piccina osserva oltre il disegno, ― Se mi sentiresti te lo dicevo quanto mi manchi da quando non ci sei più!
Il tratto della matita è incerto, una lacrima furtiva rimane impressa sulla tela improvvisata.
― Mi manchi Nonno.

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