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Haiku

Haiku

I miei occhi non si staccano da lei, dai suo componimenti.
Donna. Soave. Leggiadra.
Di queste parole si riempiono gli occhi.
Di queste fragranze turbinano i miei respiri.
E vivo sogni di un povero illuso.
L’ammiro nelle movenze, dei gesti, persino negli errori nella scrittura.
Mi perdo fra righe scritte e rinasco dalle parole. Le sue.
In un vortice impetuoso che mi trascina, mi culla. S’infrange e distrugge il mio stesso essere.

Una sera qualcuno entrò di soppiatto. Per lei. La figlia del re.
Per farla sua. E non mia. Per rapirla e portarla lontano da me.
Per sempre.

Io, disperato
Allarmai tutti quanti
Solo per lei …

No, non sono capace con gli Haiku.
Con le parole non faccio che ripetere la sua soave voce.
Sempre. All’infinito. Una sua parola e apro il cuore.
Casta e pura, rugiada e brina. Fiore e petalo. Tutto e niente.
L’altra metà della mela, il mio Yang.

Non bastò dare l’allarme, lo sconosciuto entrò. Uccidendo chi si parasse davanti. La tirava per i polsi delicati.
La strattonava, l’accasciava in un lato quando l’assassino usava la lama. La maltrattava. Mi liberai, non sentii neanche l’arto che rimase penzolante altrove. Mi avventai agli occhi del rapitore.
Lui trovò il mio petto.

Mani delicate mi carezzarono, la sua guancia si strusciò a me. Potevo morire felice.
Le guardie portarono via quell’essere. Era salva.

“Perché lo hai fatto?”

Il pappagallo
ripete le parole
del suo Amore

“Perché l’hai fatto?” Ripetei.
“Per te!” Morendo le sorrisi.

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