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I tasti neri del pianoforte.

I tasti neri del pianoforte

Lo stadio è illuminato solo dalle luci del palco, in mezzo al fumo inizia la canzone conosciuta da tutti, e in mezzo al coro, l’occhio di bue inquadra una persona. Le luci si concentrano su di lei, che spicca come un cuore nero in mezzo agli altri rossi, in risalto come i tasti neri del pianoforte.

Tutti seguono la musica, ma lei è con la mente altrove. Persa, come la paura di perdere le cose: il cellulare, le chiavi, i sorrisi e i sentimenti. O rimanere chiusa fuori, o dentro; lontana dal suo mondo, ansimante in quello degli altri.

E il cuore nero centellina le ultime gocce rosa, di rosso rimane solo il rossetto che finge sorrisi per evitare di ricevere altro veleno. La paura è la cura, non la malattia.
E ancora parlano di lei, che si aspettava troppo, in compenso ci ha sempre messo tutta se stessa, assorbendo così il veleno. Dovremmo essere come i tasti neri del pianoforte, al di sopra del resto, come le risa dei bambini, o le battute nosense, trovando qualcuno intelligente per ridere come degli stupidi. Tutti bravi a indicare, fosse almeno la direzione giusta e non la persona sbagliata…

Sai cosa… dietro la concezione di giusto o sbagliato, c’è un parco, con tanti bimbi felici, ti si aspetta lì, per sorridere, incurante di giudizio altrui inutile. La vita è un continuo nosense, allora perché non ridere di lei, d’altronde vogliamo passare inosservati, qual miglior modo di fingersi sciocchi e ridere di gusto?

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Marlena