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Il faro

Il faro

La seguivo a perdifiato.
Aveva inforcato il viottolo che s’inerpicava al faro.
Aveva pochi minuti di vantaggio. L’avrei raggiunta prima che facesse qualche follia.
Avrei dovuto essere sincero con lei. Prima, non adesso.
Il tramonto arrivò mentre sono in prossimità del faro.
Quanti ne guardai assieme a lei, con i piedi nelle calde acque.
Il pesante portone è aperto. Nessuno entrava per timore delle leggende.
“Sei qui?” grido osservando le scale che salgono.
“Vattene. Non farti vedere mai più.” Dal tono riesco a sentire anche le sue lacrime.
Salgo le scale di corsa, spero di raggiungerla prima che giunga in cima.

“lasciami almeno spiegare!”
“Vattene, mi ha spiegato tutto lei.” Un rumore di una porta metallica che stride aprendosi.
Dovrei andarmene e lasciarla ragionare. Conoscendo la sua sensibilità potrebbe buttarsi giù.
E io adesso cosa provo? Credevo di non volerla più amare. Volerla amare … si può scegliere cosa volere, così a cuor leggero? Avevo conosciuto Grace allo studio, anche lei stanca del suo rapporto. Ci vedemmo qualche volta.
Arrivo in cima al faro. Lei in piedi alla balaustra, braccia poggiate al petto, occhi chiusi e un sussurro “ti ho sempre amato.”
La vidi buttarsi. Il cuore mancò un battito.
E infine lei riversa sugli scogli, il rosso del vestito seguiva la danza delle acque.
Adesso posso esserne certo. Io senza di lei non sono niente.
Balzai oltre.
Sarei morto al suo fianco.
La vidi alzarsi.
Mi aspettava.
A bocca aperta.
I canini in bella mostra.
La vampira avrebbe cenato.

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