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Into the rain.

250 parole su richiesta personale.

Rimango seduto nella poltrona osservandoti dormire.
La pioggia scroscia sulle imposte. Quasi a volerti destare.
Così accade, i grandi occhi abbracciano la stanza. Tutto si ferma per mostrarsi a te. Anche la pioggia cessa dopo averti svegliato. Il caffè ormai sarà freddo ma per noi è solo un altro inutile compromesso da mandar giù.
Ti guardo a testa in giù e scatto l’ultima foto nell’ansia di perderti per sempre. Ricca di dettagli, la maglia larga indossata da chi la vita ormai la sente stretta. Nessun reggiseno a imbrigliare gli ultimi scorci di libertà. Labbra sottili, naso perfetto e gli occhi. Occhi così grandi da non poterne reggere il confronto, due mondi che attraversano chi si trovino d’innanzi oltrepassandolo.

E quei capelli scompigliati? Dicono che solo le cose belle riescono a farlo, come una coccola in testa o un bacio appassionato.
Adesso allontanandomi sono certo che se non visto da te, farò gli stessi sbagli per ritornare.
Avremo perso un’altra occasione? Chi può dirlo. Già t’immagino con le mani nascoste dentro le maniche, abbracciandoti per il freddo dell’alba. Girerai scalza e in punta di piedi, con indosso solo quella maglia che copre le nudità fino alle cosce, fino in cucina e bere il caffè per scacciare gli ultimi incubi dalla testa.
Piegherai la testa a osservare il bigliettino che ho lasciato.
Vorresti stracciarlo ma son certo che non lo farai, ne va della tua onesta. Fino al midollo e altrettanto schietta.

“Love Yourself”

Magari riderai di me.
Dopo ci penserai su.
E forse, si forse mi maledirai!

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