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La leggenda del cero bicolore

La leggenda del cero bicolore

Dicono che il colore di ogni cero abbia un significato.
Conosco una leggenda fumosa.
Risale a quando gli oggetti erano intrisi di anima, di emozioni e movimenti. Di vita.
E di quando la magia della vita cominciò a vacillare in loro. Del loro legame, nonostante le evidenti differenze. E negli ultimi istanti il barlume della speranza riluceva come quella fiammella a mezz’aria.

Lei, con occhi chiusi, arcuata su lui a infondergli ancora, sempre con più ardore, la voglia di continuare mentre la fiammella della vita si estingueva, come gli occhi del cero nero. La cera scura come lacrime per qualcosa che smette di esistere.
Che sia amore o vita, chi può dire quale sia la differenza?
E lei ancora a premersi, a lambire quel moccolo ormai sfuggente. Il pericolo più grande è quello di non rischiare. Mentre lui avrebbe voluto sciogliersi in silenzio, rimanere cera sotto di lei, per tenerla salda, ancorata. Fino all’ultimo istante insieme, immortali come e nonostante il tempo. Così giunse l’oscurità. Il soffio della vita svanì in loro, ma il tempo fece il suo corso, trasformandoli in cera solida.
I due colori adesso erano un tutt’uno, qualcuno li rimodellò, unendoli in un’unica massa, insieme. La loro unione non fu un miscuglio di colori bensì una spirale, in cui erano avvinghiati, a formare il loro unico circolo infinito.
Quel cero lo tengo ben custodito. Chi sono io per infrangere la loro eternità? Un soffio sulla candela e questa leggenda svanisce lasciandovi nell’oscurità.

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