Menu Chiudi

Zelbi, la guardia d’onore.

Non ho mai voluto sistemare questo scritto. 
Neanche gli errori più banali che si possono trovare.
Questo è il mio punto di partenza, e così voglio che rimanga.
E non per guardare indietro in modo schifato, ma col sorriso, per ricordare da dove ho iniziato.


Io sono il figlio di Sartok, il Boscaiolo.
bhe o almeno lo ero fino a 15 anni addietro, ora sono il figlio del capo della guardia d’onore di Sua Maestà Hilrich II, ed oggi, giorno della parata dei fiori per il solstizio di primavera, tutti i cadetti vengono assegnati alla guardia d’onore, finalmente il sogno di mio padre e mio si è avverato, si, faccio parte della guardia imperiale e come tutti i novizi oggi rimarremo al castello a sorvegliarne i tomi sacri mentre le nostre Maestà, Hilrich II e la regina Amantia saranno alla parata. Oggi è un giorno di festa ma non tutto è oro quel che luccica e dopo tanto tempo forse essere figlio di un boscaiolo sarebbe stato meglio.

Quindici anni addietro, come tutti i giorni eravamo nei boschi, avevo 5 anni ma lo ricordo come fosse ieri, mia madre Sandy, una giovanissima mezzelfa aveva portato salsicce salate, del formaggio e pane appena sfornato, per tutti noi, Sartok fiero boscaoiolo di 20 anni, grummorf e altri 4 che dovevano solo aiutarci. Il caso, il destino o la sorte quel giorno fecero passare di là il nostro saggio re, che era tornato dalla capitale degli elfi, ci postrammo a loro, io a vederne le figure restai strabiliato delle guardie così fieri che cavalcavano al fianco della carrozza reale, tutti in armatura che scintillava e in testa un cavaliere in armatura completa che al sole scintillava come il sole stesso, e giunsero le grida, e frecce e gente che sbucava dal nulla, quello che era un sogno divenne un incubo di sangue e urla e ancora sangue, 4 su 9 cavalieri erano stati abbattuti al primo scoccare, un 5 schiacciato dal suo cavallo morto imprecava e gridava dal dolore, il tempo di capire cosa era successo che già i boscaioli avevano imbracciato le loro asce e senza pensarci erano addosso ai predoni i 4 giovanissimi aiutanti vennero abbattuti in pochissimo tempo da qualcosa di sconosciuto e silenzioso, uno dei cavaliere alla fine abbatte il bandito sull’albero che dispensava morte e dolore, mio padre e Grummorf ingaggiarono i due banditi che stavano per entrare nella carrozza reale, erano abili con le loro asce, un colpo netto e caddero come due cocci, il cavaliere in armatura scintillante come l’oro ne teneva a bada due, Grummorf e mio padre lo aiutarono facendoli scappare, i due boscaioli lanciarono le loro ascie piantandole nella schiena in uno dei banditi, restavano 4 cavalieri, il re e la regina illesi, Grummorf e mio padre ed infine io, che ancora sarei con il sangue gelato se non mi avessero svegliato, Sia Grummorf sia mio padre entrarono a far parte della guardia d’onore del re, nell’arco di 3 anni mio padre divenne il capo della guardia reale e Grummorf suo braccio destro, ed io giorno per giorno mi allenavo a diventare allievo della guardia reale, a cavallo, con la lancia, spada, archi, bel tempo e brutto tempo, luce e ombre, anche il giorno della morte di mia madre mi allenai, con dolore, al fine del giorno avevo le mani sanguinanti, neanche una parola ci scambiammo con mio padre sull’accaduto, uomini d’onore, il nostro compito è proteggere il re, e piansi quella notte, una domanda sulle mia labbra che mai qualcuno sentirà “se non siamo capaci di difendere i nostri cari come potremmo mai difendere le altezze reali?.”
Il dotto del castello dopo lunghe ricerche pronunzio la causa della morte di mia madre, veleno, Sir Sartok, capo della guardia reale fece arrestare il dotto e dopo un giudizio sommario venne impiccato in pubblica piazza, credevo che

fosse per difendere l’onore di mia madre, perché sennò?
La mia vita ormai è al castello, cioè nell’arena del castello, tutti i giorni a lavorare sul migliorarmi, ogni giorno Grummorf viene ad darmi insegnamenti, “dov’è mio padre?” ormai è inutile chiederlo è sempre al canto della regina, sembra che siano due pianeti che si ruotano intorno pronti alla collisione ma mai si avvicinano, due amanti solo con i gesti, i movimenti, i cenni, anche con il re c’è questo rapporto? Sono io che mi faccio troppe domande, mentre Grummorf mi legna sullo scudo e sull’elmo e mugugna “Sei ancora un pischello”.
Il giorno prima della parata, noi allievi che verremo presentati come nuove guardie reali siamo intenti a lucidare le nostre armature, quando arrivano i veterani della guardia, un breve discorso viene tenuto sul nostro lavoro che abbiamo svolto, non è la prima volta che sento il discorso, non preoccupa neanche il fatto che non avrò possedimenti, una moglie o figli, i miei possedimenti saranno quelli del re, la mia famiglia saranno loro, io sono lo scudo che difende i miei cari, quel che però mi fa storcere il naso è che stranamente solo in due avranno la cura del tomo, ad ogni anno sono in 4 a rimanere al castello, 2 allievi, se ci sono allievi e due veterani, quest’anno vengo scelto io e un altro giovincello che non durerà oltre i 6 mesi, non che mi preoccupi la cosa, siam lì a dover rimanere immobili e non nel caos della parata, quindi meglio così.
La notte vola veloce sono più che intento a lucidare quel che sarà il mio abito più prezioso, un regalo fatto da mio padre, un’armatura leggera ma di spessore, mi si infila come un guanto, mi sento invincibile in essa, ed è passata tutta la notte o quasi, mi dedico infine alla spada, leggera, adatta al mio peso che sembra una piuma Grummorf ha sempre avuto degli ottimi gusti nonostante fosse ancor dentro un boscaiolo, sono in un balconato e vedo gente che sgattaiola per il cortile in silenzio, non è la prima volta che fanno degli scherzi ai nuovi della guardia.
Ed è giunto il gran giorno, verremo presentati tutti alla fine della parata di primavera quindi prendiamo tutti posizione, la guardia dedita alla parata ci saluta come se stesse andando a divertirsi e noi invece no, di rimando gli mandiamo i complimenti e di non abbuffarsi di cose che non potranno mai toccare in quel giorno. Passano le ore,

dal centro del castello non potremmo mai sentire i suoni della parata, però qualcosa si sente, che sia finita prima quando si apre di colpo una porta laterale ed entrano due uomini con delle armature brunite, uno dei due ha già impugnato la spada, mi faccio avanti mentre l’altro che non avrebbe mai superato i sei mesi, gli và incontro urlando, la spada più alta della sua testa, lo scudo troppo in basso, non sente neppure il mio grido che per quanto correva sconnesso si è fatto infilzare alla bocca, rimango di stucco, ne ho visto sangue e battaglie ma ora è tutto diverso, il cavaliere brunito sfila la sua lama infilando il piede nel torace del giovane e mi si avvicina, io ancora non capisco cosa sia successo, il primo colpo mi prende di striscio al braccio destro, meno male che sono ambidestro, mi risveglia il pulsare del mio sangue, non riesco ad attaccare, sono chiuso in difesa fin quando non mi porta con le spalle al muro, mi paro con lo scudo e la spada, che alla fine cadono in terra come me, il cavaliere brunito, solleva la spada e sento il suo ridere prima della mia fine “me l’ha sempre detto che sei un pischello!”
In quel momento mi sono svegliato, schivo la sua lama che si incastra nel mobilio, veloce ritorno alla mia spada, lo tocco appena con il piatto nell’incavo del ginocchio in modo che si abbassi alla mia altezza, la spada è sollevata e lui è in basso, non ha modo di difendersi, la lama entra come nel burro all’altezza del collo e non si ferma fin quando non sbatte l’elsa, per un istante il suo sguardo è su di me e alla fine non c’è più, cade in terra rannicchiandosi, a quel movimento cade un monile, devo aver spezzato la collana con la lama, è una moneta, che io conosco ma non credo che sia di chi penso, tolgo l’elmo del cavaliere ed è il capo della guardia d’onore in persona, lui è Sartok il boscaiolo ed io sono l’assassino di mio padre, l’altro cavaliere brunito si stava avvicinando di soppiatto e se non fosse entrata la guardia cittadina a riempirlo di dardi io non potrei neanche più piangere mio padre, la moneta sarà l’onta che mi porto indosso, la infilo dentro il petto e poi un colpo, ed è tutto buio.
Sono in una cella buia, senza armatura e senza la mia spada, il tanfo mi assale ad ogni ora, non so quanto tempo sia passata, le uniche notizie le ho da un uomo dal volto celato che mi porta del cibo, il re è stato ucciso, pare che sia stato un veleno, la regina è salva ma non grazie alla guardia reale, è stato il popolo a farle da scudo, fra le varie domande della guardia reale c’erano solo gli allievi, io verrò processato come cospiratore per l’omicidio del capo della guardia reale, inutile dibattere con lui, passa il tempo, il cibo non manca diciamo che vengo trattato discretamente ma non ho idea di quanti secoli siano passati, il dolore per la perdita di mio padre mi assale ma in questo silenzio si delineano alcune brutte idee, mio padre a che pro voleva uccidere me, perché uccidere il Re, di certo c’era la guardia reale dietro a tutto ciò, mia madre morì pur’ella avvelenata, che sia uno strano caso?

Il giorno del processo vengo sbattuto per terra dinnanzi alla giuria, il mio incarico di guardia reale è terminato con disonore e sono figlio di un traditore, un veterano ha confessato che gli allievi non ne sapevano nulla, lui verrà impiccato domani all’alba, sono l’unico superstite di un’intera guardia reale, un sacchetto di monete e la cavalla Loren con cui mi sono sempre addestrato mi vengono donati dal mio mentore dicendomi di non guardarmi più indietro, io in cuor mio, rimango quel che sono, una Guardia D’Onore.

Il mio nome è Zelbi, figlio di Sartok il Boscaiolo e cerco di prendere il mio destino da adesso in avanti!

Indietro
Torna a Home, Marlena