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Destinazione: Taormina

Destinazione: Taormina

Prende ancora un po’ di tabacco e lo inserisce dentro la macchinetta. Prepara una cartina Rizla, lecca la parte con la colla, la posiziona e chiude la Sparasigaretta. Infila la sigaretta in bocca, piega la testa appena di lato e un bic da due soldi da fuoco al tabacco. Una lunga boccata. E un profondo colpo di tosse.
Iniziamo bene.
― Dove andiamo?
― A Taormina.
― Sono le sei, abbiamo fretta?
― Abbiamo un po’ di strada da fare.
― Fanculo, andiamo!
Le due portiere di un furgone Mercedes si chiudono quasi in sincrono. Fatica un po’ a mettere in moto, ha troppi kilometri sulla groppa, un giorno di questi li pianterà in asso durante la marcia.
Ciccio guarda Smo.
Mmmm, facciamo le presentazioni? Che ne dite?

Ciccio, copilota della situazione. Muratore … è un parolone, la mansione più spesso svolta è: la Prostituta. Sì, e con la P maiuscola, dove serve qualcuno si sente una voce dire: Mandiamoci Ciccio.
Smo, il pilota, alto 1,95 dal peso esagerato. Talmente esagerato che una volta un maiale lo guardò come a dire: Se siamo nella stessa stanza nel periodo di natale, mi salvo grazie a te.
Non scordatelo, è importante.

Dicevamo? Ah, il furgone era partito da poco. Pit-stop Gasolio/Caffè/Cornetto… tutte quelle cose da rifornimento classico insomma. Il furgone, magari contento del gasolio fresco di giornata, prosegue verso Taormina.
Ciccio annaspa con una nuova sigaretta. ― Che dobbiamo fare?
Smo senza staccare gli occhi dalla strada, con la destra gli porge una busta gialla. ― Siamo al pronto soccorso, dobbiamo montare quattro travi testaletto complete di tubazione dei gas, ampliamento per il G7. Guardati i disegni.
Già, Ciccio deve guardare i disegni perché una volta Smo guardò un disegno al contrario davanti a un’ingegnere, eh beh, anche perché Smo spesso non ha la più pallida idea di cosa si debba fare eh.
― Abbiamo qualche referente? guarda disinteressato i disegni. Spesso sono linee abbozzate da chi il cantiere non l’ha neanche visto. I problemi poi saranno in fase di realizzazione.
― In uno dei disegni c’è il numero dell’ingegnere.
― Meglio di niente.
Casello di Taormina, febbraio, da qualche minuto il sole decide di mostrarsi. Il furgone emette i due lunghi beep dal telepass.
― Smo, o caffè oppure m’addormento.
― ok, ma dove?
I due sono a Taormina, io capisco che voi ne abbiate sentito parlare sempre un gran bene. Immagini vivide come Isola Bella, i ristoranti, turisti in sandali e calzini bianchi, cinesi con macchine fotografiche che scattano foto anche ai sassi. 
Non a febbraio. E non alle sette del mattino.
Per le vie non c’è anima viva, qualche auto nella corsia opposta.
― Tutto chiuso. ― bofonchia Smo.
― Vai alla stazione, lì sarà aperto di sicuro.
Vira bruscamente che potreste aver sentito l’imprecazione di pasticche e dischi dei freni.
― ’zzo fai? ― Ciccio lo guarda stranito. Tira il freno a mano, e risponde sereno,
― È apparso un bar, che dovevo fare?
Ciccio gli ricorda il mestiere della madre e delle due sorelle. Anche della nonna, sia mai che la dimenticasse.
Smo avanti, Ciccio segue.
Un piccolo bar, nulla di esagerato, magari nel periodo estivo sarà gremito di gente ma adesso ci sono solo i due clienti, un barista abbronzato; dal pizzetto lungo, con braccia conserte, gli manca il turbante e potrebbe essere un personaggio in un remake di Sandokan, il leone della Malesia in Siculia. Sullo sfondo Ciccio nota un movimento di capelli biondi, Smo gli occupa la visuale. Ricordate la storia del 1,95 per tanta roba? Smo ha uno strano sorrisetto e ordina al nuovo Sandokan i due caffè.
Ciccio si sposta di poco per aggiungere particolari ai capelli biondi, che ramazzano polvere inesistente. Un particolare stona, è distante due metri circa, alta quanto Smo.
Ciccio non riesce a completare il quadro di particolari per dare un volto a quei capelli biondi, i caffè sono pronti, zucchero e lungo rotear del cucchiaino per prendere tempo e gettare un nuovo sguardo. Sandokan esordisce in una lingua misteriosa che a tal orario riporta indietro le lancette di un paio di ore.
Ciccio non ha nulla contro i dialetti, ma certi hanno un timbro pesante e su alcune bocche stonano ancor di più.
Sandokan verso Bionda senza volto ha detto qualcosa su un lavoro idraulico nella cittadina.
Smo continua con quel sorrisetto da vincitore della tombolata fra vecchietti.
Bionda senza volto si sposta dal cono d’ombra proiettato da Smo e si palesa… il sorrisetto di Smo si allarga di poco alla faccia di Ciccio.
Bionda con annesso volto e anche prorompente scollatura mostrante le grazie ai paesi limitrofi esordisce con una scrollata di spalle.
Pochi istanti dura lo sguardo scambiato con Ciccio, i dettagli adesso ci sono tutti.
Due spalle in egual misura a Smo, primo campanello d’allarme e poco sopra un… un pomo… d’AdamO. A d a m o.
E per concludere li omaggia anche della soave voce, degna di uno scaricatore di porto e con un accento più marcato di Sandokan.
Smo paga e i due escono dal bar con i saluti del caso e con un vago sentore che non ci torneranno più.
Appena ripartiti Smo muove le labbra. Prima che dica qualcosa Ciccio lo precede. ― Zitto, se questo è l’inizio, non voglio immaginare il resto della giornata.
Smo solleva le sopraciglia, ― l’avevo notato… ― prende del tempo e aggiungere incerto ― notata… chiamali come vuoi ma lì c’era un bel freno a mano.
È stato un lungo cantiere, fidatevi.

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