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Joker

Joker

Mi ero appena svegliato e avevo ancora la nausea, il dolore alla testa fu la seconda cosa a presentarsi. Eppure il giorno prima era stata una giornata tranquilla.

Ero andato alla posta per pagare una bolletta, avevo preso il numero e attendevo seduto, attorno c’era una giungla di persone, era piuttosto gremita per essere sabato mattina. Guardavo il cellulare per lasciar scorrere il tempo; una noia. Nonostante il mal di testa ricordava l’articolo letto per via del pomposo discorso scritto dal redattore, un labile sorriso, parole come: procrastinare, asseriva e idolatrare, come a voler dare più enfasi ma ottenendo il contrario. Intanto due anziani discorrevano del tempo, di politica e pensione, in modo gioviale come fossero al bar davanti un caffè o una pinta di birra. Arrivato il mio turno, avevo pagato la bolletta e stavo andando via, a due passi dall’uscio un uomo mi si parò davanti, ―Ciao. ― disse allegro, indossava una maschera di Joker.

Da fuori si sentirono degli spari, l’uomo davanti me sorrise. ―Signori, adesso facciamo un gioco.
Entrarono tre uomini con volti coperti da dei passamontagna, pistole in mano e una grossa borsa. ―Tutti a terra, fate i bravi e non vi succederà nulla.
I presenti sgranarono gli occhi alla vista delle armi, gli allegri chiacchiericci si sedarono mentre eseguivano gli ordini dei rapinatori.

―Tu no. ― Mi sorrise. ―Mi devi reggere una cosa. ― Rovistò nell’ampia giacca e, estraendone due oggetti grandi quanto limoni maturi ma di colore verde, me li mise in mano, tirò un anello metallico mentre mi spiegava con calma. ―Adesso devi tenerle strette, altrimenti saltiamo per aria. ― e tirò via anche la seconda spoletta. Qualcuno abbassò la serranda, tagliandoci fuori dal mondo. Mentre mi legavano a un termosifone, un altro rapitore colpì con una grossa mazza il vetro che si incrinò, l’uomo con la maschera prese una mazza da baseball, ruotandola davanti a un cassiere spaventato ma protetto dal vetro. ―Fai uscire il tuo capo, altrimenti qui saltiamo tutti per aria, su su, abbiamo tutti qualcosa da fare oggi! ― Prese la rincorsa e il colpo raggiunse il mio basso ventre, sentii tutta l’aria del corpo voler uscire da ogni poro del corpo, il dolore inaspettato mi fece digrignare i denti e mi piegai in avanti.
―Non vorrai dirmi che abbiamo già finito di giocare? ― Mi sollevò la testa per i capelli.
―Il gioco funziona così: Abbiamo tutti poco tempo, io voglio passare di là, voi volete andare a casa, giusto? ― Si girò intorno come alla ricerca di consensi. ―Chi tace acconsente. Per passare di là, mi devono aprire e qui entri in gioco tu, io ti colpisco e tu non fai cadere le granate, ti piace? Sgranai gli occhi e mi diede una grossa pacca sulla spalla, ―Bravo, vedo che hai capito! Siete tutti pronti, dai campione, il prossimo è alla spalla, oh, tieni duro eh! ― prese la rincorsa e il colpo arrivò inaspettato alla testa, ―Ops, ho sbagliato mira! ― sogghignò sadico. Il vetro cedette ai colpi della mazza, due incappucciati entrarono sul retro del locale. ―Aprite questa cazzo di porta e nessuno si farà male! ― Sentimmo. Due colpi sordi e poi delle grida di donna, uno dei rapinatori fece capolino nella stanza. ―Capo, eccolo qui l’assessore! ― Quello con la maschera di joker, annui e in mia direzione, ―Campione ti devo lasciare, sei stato bravo, ma proprio adesso non mi deludere! ― caricò un nuovo colpo, impattò sulla testa, poco prima di svenire sentii la mano sinistra aprirsi, il rumore ovattato della granata che colpiva il tappeto del locale, ultimo ricordo è un colpo di pistola.

Le forze dell’ordine hanno preso la mia deposizione, spiegandomi che le granate erano senza polvere da sparo, l’assessore era stato ucciso, preso un bel gruzzoletto e i rapinatori erano fuggiti attraverso le fogne. I dottori mi hanno diagnostica un lieve trauma cranico e diverse contusioni. Dopo le visite mediche del pomeriggio ho trovato una busta sotto il mio cuscino, al suo interno, dietro una cartolina del joker c’era scritto “Sei stato bravo campione!” e mille euro.

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