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A pedali


«Abbracciami, sciocco.»

«VLAAD.»
Apparve dal nulla. «Ha tuonato il mio nome?»
«Sagace! Ironizzò Lei/lui e aggiunse serafico. «Cos’è?»
«Capisco che non ha bisogno di utilizzarl…»
Lei/lui lo fermò. «Ti ho chiesto cos’è!»
Vlad guardò l’oggetto, poi la Morte, e nuovamente l’oggetto. «Non ho capito.»
Lei/lui picchiettò sulla fronte esangue, «Toc toc, fra tanti vampiri a me tocca il vampirLo.» scrollò le scapole.
«Vlad è un wc!»
«A pedali» aggiunse il servitore.
«Quando ho detto sembra un cesso a pedali mi riferivo mi riferivo ad altro!»
«Ah.»
Lei/lui girò attorno al sanitario per diversi minuti. Si fermava di scatto, per poi tornare a girare nuovamente.
«Vlad, li ha riportati vero?»
«Cosa?»
«I Thestral, dimmi che li ha riportati.» Chiese Lei/lui in un moto di speranza.
Il servitore dissentì. “Il signor Potter dice di aver avuto un contrattempo.»
«Dovrò parlare con Coluichenondeveesserenominato per chiudere la pratica del Signor Potter, non posso aspettare i suoi comodi!»
Vlad non aggiunse nulla. Lei/lui salì a bordo del wc e si allontanò dal servitore che rimase impassibile.


Nello stesso momento, in un altro luogo.

Era appena scoccata la mezzanotte, la mummia di Tiyankhar stranamente si mosse dopo secoli d’immobilità; la prima cosa che fece fu inciampare sulle bende che srotolarono a terra portandosi dietro qualche pezzetto di carne essiccata.
«Che morte di merda!» disse «Se vedo quella maledetta, giuro che… come si fa ad ammazzare la Morte? Neppure la soddisfazione di farla a pezzi, oppure sì?»
Sì! L’avrebbe smontata osso per osso, e al primo branco di sciacalli che gli si fosse parato davanti, avrebbe sparso femori, costole, rotule e quant’altro. I cuccioli di Anubi avrebbero gradito di rifarsi il palato con il midollo dell’impostora, a meno che non avesse un sapore più sgradevole della propria carne imbalsamata. Il teschio no, lo avrebbe tenuto di scorta, giacché una parte di calotta penzolava con i suoi capelli sciupati. La rinsaldò con la garza e così fece su tutto il corpo, attenta a non inciampare ancora.

In qualche modo Morte era una forma di vita, come lei, una non morta risorta nella polvere che per qualche incantesimo o maledizione si muoveva grazie a fili invisibili e coscienti, e Tiyankhar giurò che gliele avrebbe spezzati prima di sparire nel vento e mescolarsi con la sabbia del deserto. Si lasciò alle spalle il sarcofago reale, mentre della principessa che fu, non restava che il putridume di una carcassa morta avvelenata.
Al terribile omicidio aveva assistito Lei/Lui in person… in carn… insomma, era lì, impassibile, inespressiva; non mosse una falange, le strappò la vita all’età di diciassette anni. E ora l’unico scopo era vendicarsi di lei, quella con un infinito tempo fra le scapole, anche perché dire le spalle è esagerato da immaginare, ma che ne avrebbe avuto ancora poco nei giorni a venire.

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