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Queenie

Non sempre l’antro di una belva è un oscuro anfratto. Lei/Lui lo sapeva bene.

Atterrò con il wc a pedali nella parte più vecchia del castello, oltrepassò una finestra dai vetri colorati e mosse passo nel vecchio corridoio, si fermò a osservare un quadro. Avrebbe ghignato se avesse potuto farlo.
Lei arrivò poco dopo, il lungo abito bianco svolazzava leggero dietro di lei, un largo sorriso sul volto della giovane ragazza che correva su linde scarpe bianche, la velocità era fuori dalla portata del più veloce degli umani. Lei/Lui allargo le braccia, a dieci metri buoni la ragazzetta fece un saltello, stracciando qualsiasi risultato mondiale con semplicità, caracollando al collo di Lei/Lui.
«Ciao ragazzetta.» Le spostò una ciocca di capelli con le dita ossute.
«Mi sei mancata.» Si sciolse dall’abbraccio, le mani lisciarono l’abito conferendole la regalità poc’anzi perduta.
«Come sta Filippo?» Le orbite vuote come l’infinito mostrarono un lampo, come un’esplosione avvenuta oltre lo spazio remoto.
«Ormai ha dimenticato il passato, lo rinnega.» Guardò distrattamente i quadri affissi alle pareti. «Non avremmo dovuto prendere questo posto, saremmo dovuti rimanere nascosti.»
«Dai Queenie, siete stati perseguitati, era la scelta più giusta da fare.»
«Ogni giorno perdo ore per indossare la maschera di un’anziana, il popolo mondiale mi ha eletto a simbolo di longevità, di buongusto e ormai devo proseguire la messinscena.»
«Essere la regina Elisabetta deve essere impegnativo.» Tamburellò le dita sulla mascella.
«Più di quanto credevo fosse possibile.» Indicò il saio di Lei/Lui. «Ancora nulla?»
«Cambia continuamente conformazione, ormai è passato così tanto tempo, non credo che definirmi un lui o una lei, possa cambiare la mia natura.»

«Come sta Vlad?»
«Tuo fratello gode di ottima salute, stordito come sempre ma è un fedele servitore, sta imparando.»
«Salutamelo.» Attese un istante e chiese seria. «Sei venuta per portarci con te?»
Lei/Lui allungò le mani con i palmi aperti. «Ehi, come ti viene in mente una cosa di queste? Non posso farlo, non fa parte del mio contratto, lavoro solo con gli umani.»
Queenie denudò i canini. «Non permetterò che porti via uno degli umani di questo luogo.»

Lei/Lui congiunse lentamente le mani, il cappuccio risalì da solo sul cranio, le orbite da vuote divennero rosse, come un incendio estivo prende vita da un flebile refolo. «Non potresti mai impedirmelo.» Le passò oltre, così veloce che lei non vide neanche il movimento. «Quando arriverà il momento di qualcuno di loro, lo saprai. Ricorda però la tua promessa, non potrai trasformare nessuno dei tuoi sudditi per sottrarli a me.»
La ragazzetta abbandonò l’indole guerriera e si rabbonì. «Sì, mi sei mancato.»
«Sono qui per capire gli umani, come possono protrarre la loro vita sapendo che alla fine diverranno un mero ricordo?»
Lei si corrucciò in volto, rendendola sorprendentemente carina. «Ci lavoro da anni, ma non ho la risposta che cerchi. Amano con intensità oltre loro stessi, faticano come muli, rincoglioniscono su Facebook, amano la figa o i gatti. So parecchio strani.»
«Capisco.» Mosse passo per tornare da dove arrivato.
«Posso accompagnarti? Vorrei accarezzare il thestral.»
«Non ho potuto portarlo, sarebbe stato troppo in vista.»
«Come quella volta che sei arrivato con un unicorno con una falce sul corno e vomitava arcobaleni?» Cinguettò gioviale.
«Scorreggiava arcobaleni!» Puntualizzò. «Erano altri tempi. Si credeva meglio di adesso, ora tutti professoroni d’aria fritta. Si temeva molto di più e noi potevamo vivere sereni.»
«È vero, però fa strano sentir parlare Morte di vita.»
«Devo andare.»
«Ci rivedremo, spero.»
«Certo, è sempre piacevole rivedere una cara amica, i miei ossequi Regina Elisabetta II.»
«Arrivederla Oscura mietitrice.»

Salì a bordo del cesso a pedali lontano dallo sguardo di Queenie, si allontanò dal nebbioso cielo londinese, dirigendosi verso il freddo nord. Un piccino la vide e la indicò al padre. «Papu, guarda c’è E.T.»
«Sarà una nuova trovata pubblicitaria, andiamo.»
Lei/Lui mimò un pugno in direzione del bambino. «E.T., a me? Ci rivedremo, e non sarà piacevole nanetto!»


Intanto alla DeatHouse.

La sirena dell’allarme continuava a suonare, Vlad la guardava da minuti, dubbioso sul da farsi.
Decise di premere il pulsante blu con scritto, in una lingua sconosciuta, *Estiquazzi* però avrebbe dovuto dirlo a Lei/Lui il prima possibile. Avrebbe potuto chiamarla telepaticamente, sarebbe stato il metodo più semplice, però l’ultima volta aveva fatto un casino con i prefissi dei nomi e in ordine aveva chiamato: L’altissimo, il Levissimo e il Purissimo, il Signore del piano di sotto, che poi era mezzo impicciato in un sacrificio umano, aveva pure chiamato i Testimoni di Geova, con la scusa gli avevano pure venduto una rara edizione ultraslim glitterata amarcord di “Amati come coso, sciocco.” un pippone di un assurdo, infine aveva azzeccato il prefisso giusto ma il suffisso sbagliato: Morte vivente, Morte assoluta, Morte puttana, Morte dei topi, Morte assurda, Mortacci sua, DeTuNonno e DiChiTiE’Stramorto, infine un umano di cognome Morte,conversazione al limite del trash, alla fine c’aveva rinunciato, non ne era capace. Ancora i thestral non erano stati riportati quindi optò per la soluzione più logica, o meno logica, la differenza era irrisoria nella situazione. Conosceva Morte, sapeva dove sarebbe andata in cerca di conforto, alzò la cornetta del telefono a forma di teschio e teschiò… telefonò.
«Buckingham Palace, mi dica. »
«Salve, avrei… avremmo un problema. »
«Di che genere? »
«Cercavo… mmm… ha presente quella signora anziana? »
«Anziana? »
«Avanti con gli anni? »
«Mi è chiaro il concetto di anziana, quello che mi è meno chiaro è cosa lei desidera! »
«Volevo parlare con la vostra signora anziana…»
«Con la Regina Elisabetta II? »
«Sì. La chiamate così. »
«Quindi lei chiama Buckingham Palace con la sicurezza che io le passi la Regina, giusto? »
«Bravo. »
«Desidera il suo numero di cellulare o attende mentre porto il cordless fin dove sia in questo momento la Regina? »
«Avrei una certa fretta di parlare con lei, sa, il mio datore di lavoro mi ha detto che se succedesse quel che è successo, io successivamente avrei dovuto evitare che succedesse, ma dato che è successo, ma non successo nel senso di trionfo, ma nel senso di accaduto, e quindi… pronto? »

«Magari sarà andato a chiamarla di persona e dopo mi richiama, strano, non gli ho lasciato il numero… vuoi vedere che hanno la funzione richiamami, di certo, è Buckingham Palace mica come noi che abbiamo le chiamate a consumo!»

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