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Vlad

« Non ho capito!»

Le gambe scheletriche incrociate sulla massiccia scrivania di rovere; la punta del piede, inserita in un calzare di cuoio, si muoveva pigro. Gomiti poggiati ai braccioli e le mani allacciate all’altezza del volto, ovviamente scheletrico ma in penombra, nascosto dal cappuccio indossato.
Dai, è facile, Morte è pensierosa. Fossi stato io avrei anche corrucciato le labbra, ma lei/lui non aveva modo di poterlo fare. Una volta aveva persino osservato il suo volto allo specchio alla ricerca di espressioni diverse. Niente, le ossa non avevano collaborato in alcun modo.

Non è il momento adatto per le divagazioni.
Era pensierosa, e non andava per nulla bene.
Il volto fiss… no, non ha volto. Le pupille osservavan… no, neanche così, non ha mai avute le pupille.
La testa era rivolta (Ok, così va meglio.) verso il testo poggiato sulla scrivania. Era in fissa con quel testo, neanche tutte le sacre scritture gli procuravano quello stato vegetativo.
Avevano troppe cose in comune, ma lei/lui non riusciva a essere alla sua altezza.
Morte di Terry Pratchett. Quella era davvero cazzuta. Anche il tono della voce metteva i brividi e lei/lui, cadeva in questo stato troppo spesso. Neanche guardare il quadro della Signora drago aiutava a migliorare la situazione.
Iniziò ad annuire. «Dovrò farlo! Sarebbe successo.»

Avrebbe dovuto conoscere più a fondo l’animo umano, capire perché continuavano a protrarre perpetuamente la loro vita anche sapendo il fine ultimo. Si alzò dalla scrivania «Vla» chiamò. Pochi secondi dopo apparve sulla soglia un uomo dal volto funereo «Mi ha chiamato?»
Lei/lui non appena sentì la voce trasalì, portando le mani sulla gabbia toracica.
«Un giorno o l’altro mi farai morire… più di così.» Vlad rimase impassibile.
«Si, mancherò qualche ora, sposta tutti gli impegni a domani.»
«Sarà fatto.»
«Dovesse succede l’irreparabile…»
«Perché dovrebbe succedere?»
«Prima o poi succederà, quindi metto sempre le mani avanti.»
«Capisco, Dove andrà, se posso permettermi?»
«Devo capire gli uomini.»
«Andrà così?»
«Così come?»
«Così, con quella?»
«Vlad, più reattivo; sei un vampiro, non una statua. *Quella cosa*, cosa?»
«Quella, quella!» Indicando all’altezza dei fianchi di lei/lui.
Si osservò. «Sì, no, certo, mi serviva… per un esperimento!» Sentenziò dopo vari tentativi goffi.
«Esperimento, capisco. Torno ai miei doveri.»
Ammise fra sé che indossare un tutù rosa non era il miglior modo per calarsi nei panni degli umani.

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