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TVB? Tivibbi?

Mi giro a guardare il telefono, un messaggio da whatsapp. È Fra.
― Che amore, si è ricordato di mandarmi un messaggio per la mia prima corsa pomeridiana.
Il sorriso si spegne leggendo il messaggio. ― Che diamine vuol dire?
Stavo per telefonargli e chiedere spiegazioni, era occupato. 
Ci vediamo alle 17 di fronte al centro commerciale. TVB <3 <3 <3
― TVB? Tivibbi? Te lo do io tivibbi! Ci passo davanti al centro commerciale e poi vediamo sto tivibbi! ― Infilo le scarpe in un gesto automatico. Metto al braccio l’Ipod, chiudo la zip della giacca a vento e scendo le scale due alla volta.
Di tutto questo però non ricordo nulla. Ero già per strada, una strana colonna sonora mi segue a ogni passo, gioia fra le orecchie e morte del cuore!
Non corro da molto tempo ma non sento il peso del corpo, la mancanza di ossigeno.
Intanto digrigno i denti per la prima salita. ― Ieri San Valentino, cena al campanile, amore e tenerezze e oggi invece tivibbi? Ma ti faccio passare un bel quindici Febbraio. Ti faccio Penzolare dal campanile.
Inizia a piovere, poco male, discesa per un lungo tratto. Ho rallentato passando a una camminata veloce per riprendere fiato.
― e i cuoricini? ― Mi sono fermata. Le lacrime si fondono con la pioggia, e io mi mischiavo a entrambe. Da un pezzo passavamo un periodo no, colpevolizzavamo ogni cosa all’infuori di noi.
Noi, tu ed io uguale noi.
N O I
No i 
No io.

Le tre lettere turbinano in testa e infine restano distanti. Distaccate. Separate.
Sole. 
Scrollo la testa per togliere il tarlo che trasforma un sogno in un No. Devo vederlo, anzi devo vedere quanto è reale questo pensiero. Abbasso il cappuccio e corro verso il centro commerciale.
L’orologio segna le 17:01.
Parte una nuova canzone. Cade la pioggia dei Negramaro. Un sorriso tirato dalla casualità della situazione.

Cade la pioggia e tutto lava 
cancella le mie stesse ossa 
Cade la pioggia e tutto casca

Coppiette e famigliole si affrettano a guadagnare l’ingresso del centro commerciale, alcuni con gli ombrelli creano un illusorio scudo per proteggersi. Altri fanno attenzione a dove mettono i piedi.

e scivolo sull’acqua sporca

L’ombrello rosso della Nike risalta nelle prime luci della sera. Lo vedo dall’altro lato della strada, alla fermata dell’autobus.

Sì, ma a te che importa poi 
rinfrescati se vuoi 
questa mia stessa pioggia sporca

Mi fermo sotto un balcone a osservarlo. Cammina pochi passi avanti e indietro e cerco gli ultimi ricordi felici, sembra passata un’eternità.

Dimmi a che serve restare 
lontano in silenzio a guardare 
la nostra passione che muore in un angolo e 
non sa di noi 
non sa di noi 
non sa di noi

Chiudo gli occhi, forse sarebbe meglio andare. Ma riuscirei poi a tenermi tutto dentro?

Cade la pioggia e tutto tace 
lo vedi sento anch’io la pace 
Cade la pioggia e questa pace 
è solo acqua sporca e brace 
c’è aria fredda intorno a noi

Un pullman si ferma e perde un’infinità di tempo, quasi a volermi far dimenticare la sua presenza in quel posto. Come a cancellare quel messaggio. O la mia presenza stessa in un luogo in cui non sono stata invitata.

Abbracciami se vuoi

Un cappello rosa, un giubbino bianco si fiondano fra le braccia del mio ragazzo. Con una veemenza da far cadere anche lo scudo rosso della Nike per terra. Non vedo chi sia, ma deve essere importante, tanto da non riprendere subito lo scudo per difenderla dall’acqua.

questa mia stessa pioggia sporca 
Dimmi a che serve restare 
lontano in silenzio a guardare 
la nostra passione che muore in un angolo

Mi rivolgo involontariamente al cantante. ― Giuliano, qui non è solo la passione ma il mio mondo a morire.

E dimmi a che serve sperare 
se piove e non senti dolore 
come questa mia pelle che muore 
che cambia colore 
che cambia l’odore 
Tu dimmi poi che senso ha ora piangere 
piangere addosso a me

Piangere, esattamente come riprendo a mischiarla alla pioggia. Un passante si ferma a guardarmi, mi stringo in me stessa. China la testa come a volersi scusare di aver rubato questa immagine.

che non so difendere questa mia brutta pelle 
così sporca 
tanto sporca 
com’è sporca 
questa pioggia sporca 
Si ma tu non difendermi adesso

Non li vedo più. Scrollo le spalle. L’ho perso e allo stesso modo mi sento. Giuliano continua a darmi gli ultimi schiaffi. Ormai lo lascerò fare fino in fondo. Per il poco che può valere.

tu non difendermi adesso 
tu non difendermi 
piuttosto torna a fango si ma torna 
E dimmi che serve restare 
lontano in silenzio a guardare 
la nostra passione non muore 
ma cambia colore

Stringo il bavero della giacca a vento. Sento la morsa del freddo.
Solo freddo e adesso l’acqua sembra quasi calda.
Riprendo a camminare verso casa. L’acqua tenta di colmare il vuoto ma scivola via oltre il mento a volermi lasciare anche lei.
Poi una mano si poggia alla mia spalla.

tu fammi sperare 
che piove e senti pure l’odore 
di questa mia pelle che è bianca 
e non vuole il colore 
non vuole il colore

Un ombrello rosso, ultimo baluardo a difendere un’ignara donzella ostenta tutta la sicurezza che io ormai ho mandato a donne di facili costumi. Mi giro e il mio mondo e dietro me, sorridente e mi lascio andare con le braccia al suo collo.

no.. 
no.. 
La mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
scrivi tu la fine 
io sono pronto 
non voglio stare sulla soglia della nostra vita 
guardare che è finita 
nuvole che passano e scaricano pioggia come sassi 
e ad ogni passo noi dimentichiamo i nostri passi 
la strada che noi abbiamo fatto insieme 
gettando sulla pietra il nostro seme

Una mano mi carezza i capelli e mi sussurra qualcosa. Qualsiasi cosa stia dicendo basta solo il movimento del mento sulla mia spalla per riportare il colore e il calore dentro me.

a ucciderci a ogni notte dopo rabbia 
gocce di pioggia calde sulla sabbia 
amore, amore mio 
questa passione passata come fame ad un leone 
dopo che ha divorato la sua preda ha abbandonato le ossa agli avvoltoi 
tu non ricordi ma eravamo noi 
noi due abbracciati fermi nella pioggia 
mentre tutti correvano al riparo 
e il nostro amore è polvere da sparo 
il tuono è solo un battito di cuore 
e il lampo illumina senza rumore 
e la mia pelle è carta bianca per il tuo racconto

Tolgo le cuffie, non posso farlo con gli occhi arrossati e gonfi di lacrime.
― perché sei qui?
Assaporo a pieni polmoni il suo odore.
― Ho chiesto a mia sorella di venire a conoscere la sua futura…
― sorella?
― beh sai, vorrei solo chiedere la tua mano… annessa a tutto il resto ovviamente.
Gli sorrido. ― Ma scrivi tu la fine, io sono pronta. ― Canticchio concludendo la canzone che avevo fra le orecchie.
Forse dovrei anche ringraziare Giuliano. 
Lo segno nelle cose da fare, adesso ho altro per la testa.
Fortunatamente.

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